
Credit immagine: Boeing
A cura di Virginio Dotto e Emma Bagnulo
Una cupola ed una pentola d’oro
Che il secondo mandato del presidente Donald Trump avrebbe portato gli USA verso un approccio più reattivo e militarizzato dello spazio era una previsione più che plausibile. A giungere come sorpresa sono state, piuttosto, le dichiarazioni degli ultimi mesi. Il 20 maggio 2025, il POTUS[1] ha annunciato il piano per la creazione della più imponente costellazione di individuazione, tracciamento ed intercettazione di missili balistici della storia: il Golden Dome – dichiaratamente ispirato all’israeliano Iron Dome – un progetto dal costo dichiarato di 175 miliardi di dollari da completare nell’arco di tre anni, giusto in tempo per le elezioni presidenziali del 2028[2].
Questo annuncio risulta coerente per gli analisti di politica americana, specialmente in area conservatrice. Infatti, una proposta di questo calibro era presente in “Project 2025”, il documento programmatico che il think tank conservatore “Heritage Foundation” aveva preparato per il tycoon qualora avesse assunto la presidenza del paese[3]. Stando a quanto scritto nel documento, il pericolo della guerra atomica, alimentato dalle ambizioni russo-cinesi e da “stati canaglia” quali l’Iran e la Corea del Nord, dev’essere affrontato attraverso la creazione di uno scudo spaziale di Reaganiana memoria[4]. È interessante notare come la stessa Heritage Foundation indicasse Space X come azienda già in grado di poter guidare il progetto grazie alla sua capacità di lancio a costi ridotti ed in serie e, nonostante il binomio Trump-Musk sembri ormai acqua passata, a Boca Chica[5] c’è già fermento.
Se infatti in alcuni ambienti del Senato americano regni lo scetticismo circa la fattibilità del progetto[6], l’industria militare e spaziale americana non ha perso tempo nel proporre al Pentagono soluzioni destinate a diventare contratti miliardari. La Missile Defense Agency (MDA) sta preparando il contratto SHIELD (Scalable Homeland Innovative Enterprise Layered Defense) a sostegno proprio del Golden Dome. Si tratta di un contratto con un valore previsto di 151 miliardi di dollari in 10 anni. Il progetto è strutturato in maniera anomala rispetto alla norma dei contratti di difesa, di norma comprensivi di una graduatoria e limitati nelle aree tematiche. In questo caso, ogni offerta tecnicamente ed economicamente accettabile vince in automatico, senza essere messa in graduatoria; inoltre, il bando coinvolge ben 19 aree tematiche. Si va dal Data Mining al Modeling, passando Weapon Design e Sperimentazione[7].
Si potrebbe pensare che un tale capitale – investito a fronte dei ragionevoli dubbi sulla riuscita del progetto – non sia altro che una gigantesca iniezione di fondi pubblici in un’industria della difesa americana sempre più voltata allo spazio ed al cyber. La scadenza per l’invio delle proposte risale al 10 ottobre scorso, ma ancor prima che la competizione cominciasse ufficialmente le aziende grandi e piccole avevano già cominciato a prepararsi. Ad esempio, L3Harris ha stretto una partnership da 2 miliardi di dollari con Palantir allo scopo di fornire diciotto satelliti per il tracciamento di missili alla Space Force statunitense[8]: a tale scopo, l’azienda ha iniziato la costruzione di un nuovo stabilimento produttivo[9]. Contemporaneamente, centinaia di realtà più piccole, quali Quantum Space, Apex[10], Sidus Space, e Telesat[11], sembrano trovare nell’annuncio del Golden Dome un’occasione per attirare investimenti importanti da parte di fondi di equity e Joint Ventures.
Going vertical
Una delle particolarità del progetto Golden Dome è la vasta gamma di tecnologie su cui l’industria della difesa punta da molto: Cloud, Intelligenza Artificiale, Data Mining e Cybersecurity, sfide che tradizionalmente non rientrano nel core business degli attori spaziali, ma che oramai devono essere considerate. Ciò porterà alla convinzione generale che sia preferibile proporre un sistema integrato che comprenda oltre all’hardware anche i software di analisi dei dati e modelli di intelligenza artificiale in-house. Lockheed Martin si è già mossa nell’implementazione di infrastrutture Cloud ed AI nei propri prodotti[12] e la partnership siglata l’anno scorso con la Finlandese IceEye per lo sviluppo di un software AI per l’analisi delle immagini satellitari, conferma questa tendenza[13]. Emerge vincitore un modello verticale, tanto downstream che upstream[14]. Il bisogno di proporre soluzioni integrate e modulari accelera tale processo di verticalizzazione dei top players americani, che si trovano a unire necessità e virtù. Non a caso Firefly, l’azienda che lo scorso gennaio è sbarcata sulla Luna con il suo lander autonomo BlueGhost 1, è in procinto di chiudere un M&A per 300 milioni di dollari con SciTec Inc., una compagnia specializzata nell’analisi e nell’elaborazione di dati[15]. Similmente RocketLab ha acquisito Geost, costruttore di payload, per 275 milioni di dollari. Sempre Lockheed Martin un anno fa ha acquistato Terrain Orbital, azienda specializzata nella produzione modulare di piccoli satelliti.
Pur a fronte di una crescita di investimenti finanziari nelle Startup e del loro valore nominale, nel mercato americano i nuovi attori finiscono per essere acquisiti dai colossi industriali, desiderosi di ampliare il loro ventaglio di offerte e acquisire l’esclusiva su un bacino tecnologico in rapida ascesa ma pur sempre estremamente specializzato. È plausibile che nel prossimo futuro assisteremo ad una crescita sempre più esponenziale dei legacy player americani, che da specializzati si stanno trasformando in produttori in serie su un modello fordiano, capaci di offrire prodotti integrati e modulari a seconda delle richieste di qualsiasi cliente, con una capacità produttiva mai raggiunta in passato.
Il Golden Dome, oltre ad avere un aspetto politico e propagandistico, è un progetto che, nonostante le difficoltà tecniche, è più reale e concreto di quello che si potrebbe pensare ad un primo approccio: esiste, infatti, sia la volontà politica – attraverso lo stanziamento di enormi quantità di fondi pubblici – sia una base industriale in grado di raccogliere la sfida e di incanalare le commesse accelerando e ampliando i processi di trasformazione di scala e capacità produttiva dell’economia della difesa aerospaziale mondiale. I veri dubbi riguardano la fattibilità pratica del progetto: se questo dovesse anche solo avvicinarsi a quello annunciato, potrebbe portare a una rivoluzione copernicana nell’assetto strategico globale. Pur rischiando di non sopravvivere alle elezioni del 2028 in caso di vittoria democratica, il programma avrà ormai dato un’iniezione di capitale e di risorse all’industria spaziale americana tale da confermare come sia l’economia bellica la principale motrice dell’innovazione e della crescita industriale anche nel settore dello spazio.
Le prospettive per l’Europa
La sempre più vicina realtà del Golden Dome statunitense ha messo sull’attenti anche Bruxelles, che già nel 2022 con l’iniziativa European Sky Shield (ESSI) mirava alla protezione dei cieli europei anche dai missili balistici[16]. Ciononostante, l’Europa rimane molto vulnerabile per quanto riguarda gli attacchi missilistici: le incursioni di settembre nei cieli polacchi hanno dimostrato che vi è un rischio anche quando si tratta di oggetti a velocità ridotta, come UAV[17]. Sebbene il Golden Dome sia, potenzialmente, aperto anche a partner esterni, l’amministrazione Trump ha dimostrato che i rapporti tra Stati Uniti ed Europa non sono più prevedibili come un tempo.
L’Europa non partirebbe comunque da zero nella propria difesa: il sistema ESSI potrebbe costituire un buon acceleratore, contribuendo all’integrazione di sistemi antimissilistici di medio, lungo, e breve raggio. A tal proposito, è bene ricordare che proprio i sistemi IRIS-T SML, NASAMS e SAMP/T[18] sono prodotti dell’industria europea, a riprova del fatto che un know-how nostrano esista. Contemporaneamente, Odin’s Eye, il progetto franco-tedesco di Early Warning, potrebbe costituire la base di un sistema satellitare integrato[19]. Al di sotto, una rete capillare di radar e sensori a terra, connessi a centri di comando comunitari e ai sistemi Aegis Ashore già operativi in Polonia e Romania, permetterebbe di avere una visione unificata del cielo europeo. A ciò, si dovrebbe aggiungere un’architettura che sia in grado di collegare sensori eterogenei, alimentata da dati in tempo reale e supportato dall’intelligenza artificiale. In questo senso, il progetto americano Golden Dome può essere un esempio come laboratorio tecnologico per quanto riguarda la fusione dei dati e la resilienza delle reti.
La base industriale dell’Europa non è fragile: sono europee alcune delle aziende leader mondiali nel settore spazio e difesa, quali Airbus, Thales Alenia Space, Leonardo, OHB, MBDA, Safran ed Arianespace, fra le tante. A queste si aggiunge una buona base di scale-up impiegate in vari settori, come la spagnola PLD e la tedesca Isar Aerospace per i lanciatori, o la già citata Finlandese IceEye per quanto riguarda l’osservazione terrestre. L’intesa annunciata il 23 ottobre proprio tra alcune delle imprese già citate, ossia Leonardo, Airbus e Thales per la nascita di un grande player europeo in campo spaziale, è una notizia positiva in quanto dimostra la volontà e la possibilità di sfidare i colossi d’oltreoceano. È auspicabile che si arrivi ad un ecosistema industriale e tecnologico dove gli attori principali riescano anche a contribuire allo sviluppo di attori più piccoli e innovativi fungendo da aggregatori di offerta ed in grado di intercettare la domanda globale.
Non mancano neanche le strutture istituzionali a cui attingere: dallo European Defence Fund (EDF) per le risorse economico-finanziarie, all’European Union Space Programme (EUSPA), l’ESA (European Space Agency) ed OCCAR (Organisation Conjointe de Coopération en matière d’Armement/ Organisation for Joint Armament Co-operation) per la coordinazione e direzione di progetti comuni. Chiaramente, il budget allocato dall’Unione Europea per il periodo 2021-2027, 14.8 miliardi di euro, non è paragonabile a quello messo sul piatto dagli USA, considerando anche che le risorse UE comprendono sia programmi civili sia militari. Lo sforzo profuso dal Commissario per la difesa e lo spazio, Andrius Kabilius, per avviare il programma GovSatcom (Governmental Satellite Communications) va in questa direzione, nonostante vi sia ancora molto da fare per essere competitivi con gli Stati Uniti: l’importanza di tale iniziativa è sottolineata, ad esempio, da quanto è riportato nella Relazione annuale del COMINT italiano[20], nella quale si paventa la possibilità di doversi affidare per la copertura satellitare a soggetti extra europei che hanno una consolidata quota di mercato e un expertise avanzata come SpaceX-Starlink. Tali soggetti, però, non rispondono alle logiche e ai governi degli Stati membri dell’Unione Europea.
Essenziale sarà il responso del CM 2025 che si terrà a Brema nei prossimi giorni, il 26 e 27 novembre, l’incontro interministeriale quadriennale ESA dove gli stati membri sono chiamati a concordare una strategia e un budget per il periodo successivo. In quest’occasione, il supporto all’industria europea sarà uno dei temi centrali. I 16,9 miliardi di euro stanziati nel 2022 hanno portato a un ritorno in termini di contratti industriali e ricavi pari a 22 miliardi di euro ed alla creazione di circa 260.000 posti di lavoro[21]. La partita è anche politica: indirizzare i fondi su determinati progetti vuol dire coinvolgere o meno determinati paesi con aree di expertise diverse. È necessario un piano ambizioso che riesca ad intercettare l’impegno degli stati e la sinergia delle industrie, dimostrando che non è vero che il comparto militare sia sempre quello trainante. Le premesse ci sono: i singoli stati europei hanno già varato o stanno per sviluppare una propria legislazione nazionale spaziale e, per quanto ciò implichi la necessità di un processo di armonizzazione comunitario, ciò è anche indice del cambio di passo e sensibilità circa il tema.
Il rischio che il Golden Dome porta con sé è quello di veder sorgere dall’altra parte dell’oceano una serie di titani industriali in grado di aggredire il mercato mondiale con soluzioni modulari ed in serie allo stesso tempo, integrate a livello hardware con parti intercambiabili ed a livello software con intelligenza artificiale ed analisi dei dati in tempo reale. Il supporto economico al settore da parte del Pentagono non può far altro che ampliare il gap industriale con l’Europa, dato che anche piccole realtà USA si trovano assegni in bianco con i quali sviluppare le proprie soluzioni tecnologiche. È necessario che l’Europa e le sue aziende possano avviare tanto un processo tanto di valorizzazione delle piccole e medie eccellenze quanto di solidificazione del comparto industriale, intraprendendo un cammino di collaborazione tra settori, aziende e stati. Tanto l’industria quanto la politica sono chiamate ad agire attraverso una sinergia che possa coinvolgere l’intera realtà comunitaria, agendo da incubatore e aggregatore di opportunità. I tempi richiedono la presenza di attori europei in grado di competere alla pari con i competitor statunitensi: altrimenti, il rischio è di rimanere ancorati a modelli di space economy destinati ad essere superati.
Riferimenti
[1] President of the United States
[2] Space systems expert explains technical challenges of building a “Golden Dome.” (2025, June 3). The Hub. https://hub.jhu.edu/2025/06/03/golden-dome-patrick-binning-qa/ ; West, J. (2025, July 29). Golden Dome explained: Ambition, reality, risk. Project Ploughshares. https://ploughshares.ca/golden-dome-explained-ambition-reality-risk/
[3] Obering, L. G. H., III. (n.d.). Time for a new missile defense review and a Space-Based missile defense overlayer | The Heritage Foundation. The Heritage Foundation. https://www.heritage.org/defense/report/time-new-missile-defense-review-and-space-based-missile-defense-overlayer
[4] Quella di uno Scudo Spaziale in grado di individuare ed intercettare eventuali lanci balistici diretti contro gli Stati Uniti è un’idea che risale agli anni ’80, quando il presidente Roland Reagan diede l’autorizzazione allo sviluppo del programma “Strategic Defense Initiative,” comunemente conosciuto come il programma “Star Wars.” I costi estremamente alti del progetto, le difficoltà tecniche e tecnologiche e la graduale fine della Guerra Fredda fecero in modo che il programma venisse soppresso nel 1993.
[5] Sede del sito di lancio di Space X
[6] Insinna, V., & Insinna, V. (2025, September 30). SASC Dems skeptical of Golden Dome price, feasibility. Breaking Defense. https://breakingdefense.com/2025/09/sasc-dems-skeptical-of-golden-dome-price-feasibility/
[7] Fedbizadmin. (2025, September 24). Golden Dome’s SHIELD Contract: What government contractors need to know and how to position for success. FedBiz Access. https://fedbizaccess.com/golden-domes-shield-contract-what-government-contractors-need-to-know/
[8] Erwin, S., & Erwin, S. (2025, May 8). L3Harris taps commercial AI partners for Pentagon’s Golden Dome program. SpaceNews. https://spacenews.com/l3harris-taps-commercial-ai-partners-for-pentagons-golden-dome-program/
[9] Erwin, S., & Erwin, S. (2025a, April 17). L3Harris expands space manufacturing as companies vie for position in ‘Golden Dome.’ SpaceNews. https://spacenews.com/l3harris-expands-space-manufacturing-as-companies-vie-for-position-in-golden-dome
[10] Jewett, R., & Jewett, R. (2025, September 12). Apex raises another $200M to expand satellite bus production capacity. Via Satellite. https://www.satellitetoday.com/finance/2025/09/12/apex-raises-another-200m-to-expand-satellite-bus-production-capacity/
[11] Jewett, R., & Jewett, R. (2025b, October 9). Defense continues to propel Earth observation market, with opportunties in AI and Golden Dome. Via Satellite. https://www.satellitetoday.com/imagery-and-sensing/2025/10/09/defense-continues-to-propel-earth-observation-market-with-opportunties-in-ai-and-golden-dome/
[12] Lockheed Martin opens Futuristic Satellite Operations Center Test Bed. (2023, September 11). Media – Lockheed Martin. https://news.lockheedmartin.com/2023-09-11-Lockheed-Martin-Opens-Futuristic-Satellite-Operations-Center-Test-Bed
[13] Erwin, S., & Erwin, S. (2024, November 20). Lockheed Martin teams with Iceye to advance AI-enabled targeting. SpaceNews. https://spacenews.com/lockheed-martin-teams-with-iceye-to-advance-ai-enabled-targeting/
[14] Per upstream, si intendono tutte quelle attività legate alla ricerca e sviluppo, alla fabbricazione ed al lancio dei manufatti spaziali, mentre con downstream ci si riferisce alle infrastrutture a terra legate al lancio ed all’operatività dei satelliti e servizi che si affidano a dati e segnali satellitari per funzionare.
[15] Jewett, R., & Jewett, R. (2025b, October 6). Firefly to acquire data analytics provider ScITEC in expansion of national Security focus. Via Satellite. https://www.satellitetoday.com/government-military/2025/10/06/firefly-to-acquire-data-analytics-provider-scitec-in-expansion-of-national-security-focus/
[16] “ESSI – European Sky Shield Initiative”, HENSOLDT, consultato il 20 ottobre 2025, https://www.hensoldt.net/programs/essi-european-sky-shield-initiative.
[17] Unmanned Aerial Veichle, veicolo aereo senza pilota. Questa definizione include tanto gli apparecchi di ricognizione quanto i famigerati droni kamikaze, detti tecnicamente munizioni circuitanti.
[18] I principali sistemi di difesa europea oggi in uso nel settore GBAD (Ground Based Air Defense).
[19] Pierre Sauveton, “Odin’s Eye : feu vert pour l’alerte spatiale franco-allemande – OpexNews”, OpexNews, 16 ottobre 2025, https://opexnews.fr/odin-eye-france-allemagne-alerte-spatiale-antimissiles/.
[20] https://documenti.camera.it/_dati/leg19/lavori/documentiparlamentari/IndiceETesti/066/003/INTERO.pdf
[21] Space Economy activities to support ESA Council at Ministerial level, CM25. (n.d.). https://space-economy.esa.int/article/163/space-economy-activities-to-support-esa-council-at-ministerial-level-cm25
