
Introduzione: l’impatto climatico globale di El Niño
Il fenomeno climatico noto come El Niño rappresenta un fattore determinante per la stabilità e la sicurezza dei sistemi elettrici mondiali. Il 3 settembre 2026, l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) ha confermato che il fenomeno raggiungerà nei prossimi mesi un’intensità classificata come “molto forte”. Il fenomeno è ormai pienamente instaurato, e le previsioni della WMO indicano una probabilità prossima al 100% che persista fino a febbraio 2027 [1].
Cos’è El Niño e come si sviluppa
El Niño è un fenomeno climatico naturale ricorrente caratterizzato da un riscaldamento anomalo delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico centrale e orientale. Si verifica in genere ogni 2-7 anni, si sviluppa tra marzo e giugno, raggiungendo il picco tra novembre e febbraio, e rappresenta la fase calda dell’oscillazione ENSO (El Niño–Southern Oscillation) [2].
Una manifestazione di tale fenomeno con elevata intensità aumenta la probabilità di anomalie significative nelle precipitazioni, nelle temperature e nei venti. Sebbene El Niño abbia origine in una specifica area dell’Oceano Pacifico, i suoi effetti si estendono oltre questa regione, e il suo impatto varia a seconda delle aree e delle stagioni. La WMO sottolinea che l’intensità dell’evento non determina necessariamente impatti altrettanto intensi in ogni regione [2]. El Niño è un fattore che modifica la probabilità di certe condizioni climatiche e non va interpretato come una previsione puntuale di quello che avverrà in ogni singola parte del pianeta.
Ripercussioni economiche ed energetiche
Gli impatti sulle diverse aree del globo possono essere multipli e avere delle ripercussioni importanti su fattori centrali delle economie mondiali. Infatti, temperature, precipitazioni e venti influenzano sia la domanda di elettricità sia la capacità di produzione di diverse fonti energetiche. A differenza di altri shock che possono colpire un sistema elettrico, l’evoluzione di El Niño può essere seguita e prevista con diversi mesi di anticipo. La questione non è solo quali conseguenze possa produrre, ma quanto questa informazione anticipata possa essere utilizzata per prendere decisioni utili alla pianificazione del sistema elettrico.
- Temperature più alteOndate di calore frequenti e prolungate
- Rete sotto stress nel piccoRaffrescamento: 10% dei consumi annui, 30% della domanda di picco
- Siccità e deficit idricoMeno acqua nei bacini idroelettrici
- Rinnovabili più variabiliCambiano ventosità, nuvolosità e irraggiamento
- Più carbone e gasRischio di ricorso alle fonti fossili per evitare deficit
Dalla previsione alla pianificazione: si può fare di più?
Le previsioni climatiche stagionali rappresentano una risorsa strategica per trasformare i rischi meteorologici imprevedibili in variabili gestibili. Tali previsioni hanno già dimostrato una discreta affidabilità con diversi mesi di anticipo. Il loro utilizzo, però, resta in gran parte confinato all’ambito meteorologico e umanitario, mentre resta ancora limitato nella pianificazione energetica strutturale [3].
Cosa possono offrire le previsioni stagionali al settore energetico
Sia la WMO sia l’IRENA riconoscono il valore di questo strumento per la pianificazione e la gestione delle risorse energetiche, in quanto le previsioni stagionali possono trasformare una parte del rischio climatico da shock inatteso a rischio almeno parzialmente anticipabile.
Un esempio concreto viene da un report dell’IRENA [3], che per la prima volta ha valutato l’uso delle previsioni stagionali per indicatori energetici. Lo studio mostra che il modello dell’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF) è in grado di anticipare con una certa efficacia anomalie regionali legate alla produzione solare e alla domanda di energia: la previsione di luglio 2024, per esempio, aveva correttamente indicato una domanda energetica superiore alla norma e una produzione solare sotto la media in diverse aree dell’Africa [3].
Segnali di questo tipo — quali le transizioni dell’ENSO, gli spostamenti nei regimi di pioggia o i rischi di ondate di calore — possono supportare decisioni operative cruciali:
- Gestione avanzata del carico di rete.
- Programmazione ottimizzata degli invasi idroelettrici.
- Pianificazione degli scambi transfrontalieri di energia.
Il problema: informazioni disponibili ma integrazione limitata
Il settore elettrico utilizza ampiamente le previsioni meteorologiche a brevissimo termine (da pochi secondi a diversi minuti) e a breve termine (fino a un giorno) [9], in quanto sono informazioni cruciali per mantenere l’efficienza dei sistemi elettrici che dipendono in larga parte dalle fonti rinnovabili [10].
Su orizzonti più lunghi l’incertezza cresce, perché gli errori si accumulano a ogni passo del calcolo [9]. Anche per questo l’uso sistematico delle previsioni stagionali resta limitato. Tra le motivazioni più rilevanti figurano:
- Scarsa fiducia nelle previsioni stagionali a lungo termine.
- Difficoltà nell’interpretazione analitica del rischio.
- Incapacità di integrazione nei processi decisionali esistenti.
- Scarsa consapevolezza degli strumenti modellistici disponibili [3], [11].
Ne deriva un divario sostanziale: da un lato la qualità delle informazioni climatiche disponibili aumenta, dall’altro il loro uso effettivo non tiene il passo con tali miglioramenti.
Il Brasile come caso concreto
Il sistema elettrico del Brasile rappresenta un modello di integrazione delle variabili climatiche nella gestione energetica. Il Paese dipende in larga parte dall’idroelettrico: nel 2025 ha coperto il 51,2% dell’offerta interna di elettricità [12]. Inoltre precipitazioni, temperature e vento variano molto da una regione all’altra e risentono fortemente di fenomeni come El Niño.
Sul caso di El Niño, il Paese mostra come le informazioni climatiche possano diventare strumenti operativi per il settore energetico:
- Pianificazione operativa: L’Operador Nacional do Sistema Elétrico (ONS) dichiara di considerare il fenomeno nella pianificazione operativa del sistema nazionale [13], facendolo rientrare nel monitoraggio delle condizioni climatiche e idrologiche rilevanti per il sistema elettrico.
- Monitoraggio dei bacini: Osservare l’andamento di bacini e precipitazioni permette di valutare in anticipo le possibili pressioni sulla disponibilità idroelettrica, senza aspettare che il deficit idrico sia evidente. L’Agência Nacional de Águas e Saneamento Básico (ANA) pubblica a questo scopo bollettini mensili [14].
- Indicazioni di adattamento: Il rischio climatico si traduce anche in raccomandazioni per centrali idroelettriche e linee di trasmissione, come nelle linee guida formulate dal IBAMA per gestire i rischi climatici legati a un El Niño molto forte nel 2026/2027 [15].
Cile: gestione probabilistica e modelli adattivi
L’esperienza energetica del Cile evidenzia il valore del monitoraggio continuo a fronte delle incertezze previsionali. Il Coordinador Eléctrico Nacional, l’operatore indipendente del sistema elettrico cileno, ha pubblicato il 30 giugno 2026 una presentazione intitolata El Niño y la operación del Sistema Eléctrico Nacional de Chile [16]. Secondo il documento, l’operatore integra informazioni meteorologiche, scenari idrologici e analisi probabilistiche per gestire l’incertezza sulle precipitazioni e sui loro effetti sulle risorse idroelettriche. Usa inoltre modelli adattivi, che permettono di modificare la programmazione operativa man mano che l’anno idrologico avanza.
A luglio 2026 il Coordinador ha pubblicato lo Estudio de Seguridad de Abastecimiento, che analizza i diversi scenari idrologici e di disponibilità di generazione e trasmissione nei 12 mesi successivi [17]. Lo studio rileva che le precipitazioni attese in relazione a El Niño non si erano ancora materializzate come previsto. Questo scarto tra previsione e osservazione mostra i limiti ancora presenti nelle previsioni stagionali, che restano soggette a un margine di incertezza significativo su orizzonti di mesi. Non ne riduce però l’utilità operativa: è proprio perché lo scostamento viene rilevato e monitorato per tempo, invece di emergere come deficit idrico improvviso, che l’operatore può adattare la programmazione in corso d’anno. Il caso cileno mostra quindi tanto i limiti quanto il valore di questi strumenti, se inseriti in un processo di monitoraggio continuo.
Conclusione: Dalla previsione all’azione per la resilienza energetica
L’integrazione strutturale dei dati climatici stagionali è la chiave per la sicurezza delle reti elettriche future. Le previsioni su El Niño entrano già nella pianificazione di alcuni sistemi elettrici, come mostrano i casi di Brasile e Cile. L’uso di previsioni a medio/lungo termine resta però limitato, mentre saperle usare conta sempre di più.
El Niño rende più probabili eventi climatici estremi capaci di colpire domanda e offerta insieme: picchi di raffrescamento che riducono i margini di riserva, e minore produzione idroelettrica ed eolica che spinge verso un maggiore uso di carbone e gas, come segnalato dalla IEA per India e Vietnam nel 2026.
Enti come la WMO restano centrali nel fornire questi dati, ma perché diventino decisioni operative servono anche strumenti pronti all’uso, competenze diffuse e processi in grado di integrarli. Con un El Niño classificato come very strong, i prossimi mesi metteranno alla prova questa capacità.
